
Nell’editoriale pubblicato su Il Centro, Luca Telese racconta con entusiasmo la sua recente esperienza a Farindola, un borgo abruzzese situato nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Dopo una “pantagruelica mangiata domenicale” a Farindola, Telese descrive un pranzo sontuoso nella campagna di Case Bruciate: salsicce di fegato al peperoncino tritato cucinate alla brace, arrosticini in abbondanza, il tutto accompagnato dal vino del sindaco di Farindola, Luca Labricciosa, e da un rosso Montepulciano, il Viola di Mastarò, così intenso da sembrare inchiostro.
Dopo il pranzo, su suggerimento di un collega, Telese decide di proseguire verso Campo Imperatore, attraversando paesaggi mozzafiato. Descrive l’escursione termica che lo porta dal caldo pre-estivo di Farindola alla freschezza senza tempo di una faggeta, e l’arrivo in vetta, dove la bellezza del paesaggio lo lascia senza parole. Passata la vetta, si trova proiettato verso Campo Imperatore, immerso in un altopiano con vette innevate e canaloni pieni di ghiaccio, un “mare verde” che lo avvolge completamente.
Telese conclude confessando una “debolezza”: ha già voglia di tornare, poiché questo paesaggio provoca dipendenza, “peggio di una droga non tagliata”. La sua esperienza a Farindola e nel “Piccolo Tibet” del Gran Sasso è stata così intensa da lasciargli un desiderio irrefrenabile di riviverla.
Leggi l’articolo intero qui: vai all’articolo
